07/01/2025
Marco, nostro cliente da poco più di un anno, chiede di confrontare la performance di un portafoglio azionario modello con la performance che lui ha ottenuto comprando 10.000,00 euro di bitcoin pochi mesi fa, a settembre 2024. Comprato a 65.900 oggi vale 101.000 circa.
Oltre il 50% di incremento in pochi mesi.
“Peccato che ci ho messo solo 10.000 euro”
dice.
“E adesso cosa faccio, lo vendo, lo tengo ancora un po’, o ne compro ancora?”
chiede.
Già.
Tra sogni di ricchezza e timori di fallimento si vive su una altalena emotiva e si passa qualche notte insonne.
Ma cosa potrebbe succedere al Bitcoin?
Potrebbe essere il prossimo “cigno nero” finanziario?
Non lo so.
Non lo sa nessuno.
Non c’è un business plan, non ci sono fatturati o dividendi che ne supportino il valore.
Alla base c’è un algoritmo e una rete decentralizzata.
Il prezzo è sostenuto esclusivamente dalle aspettative.
Domanda e offerta.
E potrebbe continuare a salire… salire… salire… qualcuno ipotizza anche dai 100.000 di oggi fino a 1.000.000 di dollari.
Un esempio storico di bolle speculative è quello dei tulipani nel XVII secolo, quando i bulbi raggiunsero prezzi stratosferici per poi crollare improvvisamente.
Ho raccontato tutta la storia della bolla dei tulipani in un articolo sul blog, puoi leggerlo cliccando sul pulsante qui sotto.
La rete blockchain è sicuramente rivoluzionaria, ma non indistruttibile.
Bisognerebbe chiedersi:
– “Sto mettendo i miei soldi su qualcosa di solido o su un’illusione?”
– “E cosa succede se la fiducia si incrina?”
Se per una ragione qualsiasi, abbastanza persone decidessero di vendere contemporaneamente, il prezzo potrebbe crollare, innescando il panico generale.
Il 2008 ci ha insegnato quanto un sistema, pur apparentemente solido possa crollare all’improvviso.
I subprime erano strumenti finanziari complessi, ed erano sostenuti da beni tangibili come le case.
Quando la bolla è esplosa, si è scatenata comunque una crisi globale.
Il Bitcoin, al contrario, non ha nemmeno un bene sottostante su cui fare affidamento.
Se il mercato dovesse collassare, gli investitori potrebbero ritrovarsi con nulla in mano.
Dietro la promessa di un sistema decentralizzato e libero, c’è un equilibrio piuttosto fragile.
Senza una base concreta, il Bitcoin potrebbe rivelarsi un castello di carte.