06/05/2026
Dal 2018, ogni anno, entro il 30 aprile chiunque abbia investimenti in corso di qualunque tipo, dovrebbe ricevere un documento importante: il rendiconto dei costi sostenuti nell’anno passato per i propri servizi di investimento.
Lo dice la legge.
Perché in realtà questo documento arriva quasi sempre in ritardo, disperso in faldoni pieni di pagine con informazioni inutili, o inserito in qualche punto dell’home banking, troppo spesso difficilmente raggiungibile.
Espedienti (e come chiamarli in altro modo?) per evitare che il cliente finale ne venga a conoscenza in modo adeguato.
NEBBIA IN VALPADANA.
A differenza di altri, non siamo qui a discutere dell’entità dei costi stessi, siamo consapevoli che il lavoro debba essere pagato.
Quello che discutiamo e la poca trasparenza.
Se una banca, un consulente o un gestore si fa pagare il 3/5% annuo sull’importo investito (3.000/5000 euro ogni 100.000) e il cliente ne è consapevole, lo capisce e lo accetta perché ne riconosce il valore, nessuna obiezione.
È una transazione tra adulti consapevoli.
Il problema, infatti, non è solo il “quanto” si paga.
Il problema è che quasi nessuno, oltre a non sapere quanto sta pagando, non sa nemmeno bene “che cosa” sta pagando.
E questo accade perché quei costi vengono prelevati silenziosamente dagli importi investiti (e poi rendicontati ogni anno entro il 30 di aprile in un quel documento difficile da reperire).
Ben diverso sarebbe se quei costi fossero fatturati a parte e soprattutto pagati di volta in volta con un bonifico da confermare.
È proprio questo il punto su cui si dovrebbe essere rigidi: il diritto di sapere quanto si sta pagando e per che cosa si sta pagando.
Così sarebbe trasparente.
A chi si trovasse in questa situazione, consiglio di fare tre cose:
1. verificare di aver ricevuto la rendicontazione dei costi 2025.
2. se non ricevuta, chiederla esplicitamente al consulente o alla banca, è un diritto.
3. una volta ricevuta, valutare se quanto pagato, espresso anche in euro, è proporzionato al valore ricevuto.
Non solo in termini di rendimento naturalmente, quello dipende dai mercati, ma anche in termini di supporto operativo, di modalità di approccio, e di coerenza con il piano di investimento (se c’è).
Sapere quanto si paga e per che cosa, non è un atto di sfiducia verso chi gestisce i nostri soldi.
È il punto di partenza di qualsiasi rapporto professionale serio.