29/10/2025
Cerco le chiavi sotto la luce del lampione anche se so che non le ho perse lì, o cerco di dotarmi di una torcia per cercarle nel vicolo buio dove le ho perse?
Questo è il paradosso che simboleggia la tendenza umana a cercare soluzioni o affrontare problemi solo dove è più facile, conveniente o familiare, anziché dove è realmente necessario. E se ci si mette anche l’emotività…
Scrive il bravo Walter Riolfi sul Corriere Economia di lunedì:
BOLLA O NO? I CALCOLI DI WALL STREET.
Le case di investimento guardano agli utili futuri, che ai tempi delle dot.com erano spesso inesistenti.
E dicono che finchè i multipli non diventeranno troppo elevati, il mercato può continuare a tenere.
Tutti vorremmo sapere se siamo in una bolla.
I prezzi delle azioni sono troppo alti?
Oppure saliranno ancora?
È un momento buono per investire? O è meglio aspettare? È meglio vendere o aspettare ancora un po’?
Tutti vorremmo saperlo.
Per restare investiti fino all’ultimo minuto di rialzo, e uscire dal mercato il minuto prima che inizi a scendere.
A tutti piace pensare di trovare un consulente che lo sappia.
Con le sue relazioni con gli uffici studi di Milano, Londra, New York, (??) con le sue competenze, con la sua esperienza.
Questo ci si aspetta da un consulente finanziario. Se no, di cosa è competente?
E ci si illude. E il consulente ammicca.
Aspettarsi una cosa che non può succedere, è esattamente come cercare le chiavi sotto la luce del lampione, pur sapendo di averle perse un po’ più in là, nel vicolo buio.
NON è per questo che bisogna “usare” gli esperti (se non si vuole rimanere delusi).
Agli “esperti” bisogna chiedere di essere attrezzati perché aiutino:
– a comprendere le dinamiche dei mercati, (non ad azzeccarne l’andamento nel breve termine),
– a investire con il corretto orizzonte temporale soltanto dopo aver compreso che i ribassi sono una loro caratteristica e non una catastrofe,
– ad accettare di conviverci se si vogliono ottenere buoni risultati nel tempo. E soprattutto
– ad adottare un metodo di investimento che disciplini il comportamento.
I dati sul Corriere della sera 27/10/2025
Se diamo ascolto al britannico The Economist, l’America sarebbe prossima a una nuova bolla speculativa, «peggiore di quella che scoppiò nel 2000 con le dotcom», poiché potrebbe mandare in fumo 35 mila miliardi di ricchezza. La previsione è condivisa da un altro analista inglese, Julien Garran di MacroStrategy, secondo il quale la bolla sui titoli dell’intelligenza artificiale (Ai) sarebbe 17 volte più grande di quella di 25 anni fa e quattro volte più distruttiva di quella dei mutui subprime del 2008. Pur evitando toni apocalittici, le analisi della BoE e del Fmi concordano sul fatto che i titoli dell’Ai siano in bolla o quasi….