02/12/2025
Usa, bolla AI e borse ai massimi, ecco cosa aspettarsi dai mercati il 2026 secondo Anima sgr
Dal Corriere della sera on line:
Secondo l’outlook 2026 *l’economia Usa non finirà in recessione, la Germania ripartirà, Fed e Bce taglieranno i tassi e i rendimenti obbligazionari saliranno.
Un po’ in anticipo rispetto ad altri anni (ma è stato così anche per gli addobbi e l’accensione delle luci di Natale) ecco che arrivano le “previsioni” per il 2026.
Ogni anno tutti i grandi player, case di gestione, banche e gestori, propongono le previsioni per l’anno prossimo.
Nulla di male, se non fosse che ogni anno leggiamo previsioni, supportate da dati credibili e documenti, che indicano un possibile andamento, e previsioni, anch’esse supportate da dati credibili e documenti, che indicano un possibile andamento diametralmente opposto.
Normalmente siamo orientati a “credere un pò di più” alle previsioni che vanno nella direzione che ci piacerebbe.
Come ogni anno, qualcuno azzeccherà e qualcuno sbaglierà clamorosamente.
E l’unica costante è che nessuno azzecca con continuità tutti gli anni.
R: Anche quest’anno la nostra indicazione è: “Non ascoltare le previsioni (specialmente quelle dei consulenti di periferia) ma seguire il piano di investimento, se ne abbiamo uno.
E se non ce l’abbiamo, cerchiamo qualcuno che ci aiuti a farlo.
NB: È difficile trovarlo tra coloro che fanno “previsioni”.
Leggo sul Corriere della sera:
Sarà l’anno del «Gattopardo» secondo Anima sgr. La citazione del capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa può descrivere cosa serve all’economia nel 2026 per mantenere il suo percorso di crescita.
Il fronte macroeconomico
Sul fronte Usa, la sgr si aspetta che l’economia statunitense non andrà in recessione nel 2026, per il fatto che ha conservato un buono stato di salute. L’incertezza provocata dall’amministrazione del presidente americano Donald Trump è stata stemperata dalla crescita della spesa dei consumatori e delle imprese e gli indicatori relativi al terzo trimestre, come le vendite al dettaglio, suggeriscono un proseguimento della crescita. Provvedimenti come il Chips Act e il Big Beautiful Act hanno facilitato la transizione delle imprese verso una funzione produttiva a più alta intensità di capitale.
Le previsioni su dazi e bolla Ai
I dazi, sostengono gli analisti, hanno causato uno shock «temporaneo». Secondo Fabio Fois, head of investment research & sdvisory della sgr, «le tariffe non si sono trasformate in inflazione: non le hanno pagate i cittadini, né le imprese. La nostra ipotesi è che queste siano state pagate dal mercato del lavoro in termini di riduzione dei volumi, poiché l’offerta è calata per via delle politiche anti-immigrazione».
Secondo Filippo Di Naro, direttore investimenti, «siamo in una situazione in cui la tecnologia rientra nell’interesse del mercato.”
Esiste la possibilità di generare delle bolle, ma analizzando la situazione nel dettaglio, questo sembra lontano dalla realtà».
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