03/06/2024
L’ultimo allarme lo ha lanciato Banca d’Italia qualche giorno fa, denunciando la
“Presenza in rete di videomessaggi che, in maniera artificiosa, riproducono l’immagine e la voce di esponenti di autorità competenti in materia finanziaria, tra cui Banca d’Italia, e di altri vertici istituzionali e personalità note.
Nessuno di questi video, anche nei casi in cui sono presenti espliciti riferimenti all’Istituto, è stato autorizzato dalla Banca d’Italia”
Un messaggio chiarissimo, che spiega quale sia la nuova frontiera del crimine informatico che prende di mira la finanza; il deepfake, cioè la generazione – grazie all’intelligenza artificiale – di contenuti audio o video assolutamente falsi, ma anche assolutamente credibili.
Contenuti generati con uno scopo ben preciso: utilizzare voce e volto di personalità della finanza per ingannare qualcuno, veicolando messaggi falsi finalizzati a una truffa.
Roba da hacker professionisti si potrebbe pensare.
E invece non è affatto così.
Perché il boom dell’intelligenza artificiale generativa ha rimescolato le carte, riducendo la necessità di competenze.
E oggi, grazie ai nuovi tool che lavorano con la GenAI, più o meno tutti possono creare immagini apparentemente reali e far dire o fare qualsiasi cosa a personaggi più o meno noti.
Chissà quando la maggior parte di noi potrà beneficiare in modo concreto e corretto dell’intelligenza artificiale, nel frattempo
Diventeranno sempre più importanti le competenze umane.