27/11/2024
da il Sole 24 Ore del 23 Novembre
Finito il tempo delle vacche magre e dei tassi di interesse negativi, per le banche questi sono anni di vacche grasse e di record di utili, triplicati nel triennio 2021-2024.
E nonostante l’avviata discesa dei tassi, la redditività delle banche resterebbe elevata anche nei prossimi due anni.
Almeno stando alle previsioni e alle ambizioni comunicate da alcuni istituti con i risultati al 30 settembre.
A beneficiare della significativa creazione di valore sono gli stakeholder: gli azionisti in primis, i manager e l’Erario.
I clienti, famiglie e imprese, cioè noi, non sono invece invitati al banchetto, malgrado con i depositi e i prestiti contribuiscano in modo determinante al raddoppio del margine di interesse e alla crescita delle commissioni.
L’aumento della redditività delle banche – come confermato dalla Banca d’Italia – è riconducibile quasi interamente (per il 95%dei maggiori ricavi 2021/2024) al forte ampliamento del margine di interesse imputabile al rapido riprezzamento ai tassi sui prestiti e, contestualmente, alla contenuta remunerazione dei depositi sui conti correnti.
C’è da sottolineare che le banche riscuotono sui prestiti il 4,70% (dato di settembre) e pagano sulla raccolta da famiglie e imprese l’1,24%. (solo lo 0,34% sui conti correnti delle famiglie).
La politica monetaria della BCE, Banca Centrale Europea, insieme ai tassi di interesse, si sta avviando alla normalizzazione.
Scende l’inflazione, scendono i tassi, tutto si normalizza.
Non si normalizzano invece i tassi e le spese-commissioni peggiorate ai correntisti dalle banche negli anni scorsi, adducendo come giustificato motivo (art. 118 del TUB Testo Unico Bancario) proprio i tassi negativi e l’inflazione.
Ora, questi motivi sono venuti meno ma gli effetti delle modifiche contrattuali peggiorative restano, vive e vegete, anche se non più giustificate e nonostante il sollecito di Banca d’Italia del febbraio 2023 a ripristinare, in via generalizzata ai clienti, le precedenti condizioni più favorevoli.
Una rendita di posizione, come è stata definita, che va rimossa perché continua ad arricchire le banche oltre a quanto contrattualmente previsto.
Come sa chi ci segue da tempo, NON consideriamo aspettare e sperare, come grandi strategie.
È forse meglio decidere di non regalare i nostri soldi alle banche, spostando la liquidità verso banche meno ingorde.
Ce ne sono.
E’ molto più semplice di quello che sembra.
Se i clienti delle banche si comportassero così, in massa, si accelererebbe il processo di normalizzazione.
Ma così non è, e non sarà.
I clienti sono pigri, e le banche lo sanno.
E ne approfittano.
E allora, se non si riesce a influire sul sistema, si può comunque fare qualcosa per la propria posizione personale.