23/01/2025
La democratizzazione del mondo degli investimenti, basata sull’accesso ai mercati finanziari tramite smartphone e guidata dai social media, rischia di trasformare le Borse e il mercato degli investimenti finanziari in una sala giochi su scala mondiale.
E questo rischia di generare confusione tra l’azzeccare una scommessa nei giochi d’azzardo e una attenta pianificazione finanziaria che è la base da cui partire per impiegare il denaro in finanza in modo razionale.
Al contrario, se gli investimenti finanziari erano considerati fino a qualche tempo fa un complicato e difficile groviglio di informazioni, soprattutto dagli investitori italiani mediamente carenti di una educazione finanziaria minima, ora somigliano sempre di più a un videogame.
Si tratta della “gamification“.
In italiano la “ludicizzazione” dei mercati finanziari.
Sembra che sempre più spesso la decisione di investire rischi di essere presa con la stessa leggerezza con cui si partecipa a un videogioco.
Spesso anche attratti dal marketing – basato su premi virtuali o punti fedeltà, o da qualche convincente e suadente GURU (“fininfluencer“) che dispensa consigli via web mostrando mirabolanti guadagni, attorniato da una Lamborghini e belle donne.
Come o, peggio, del Casinò.
Va da sè infatti che se la Borsa viene vissuta come un videogame diventa esponenziale il rischio di fare la fine del parco buoi e di farsi male sul serio.
Non per nulla la stessa Consob presieduta da Paolo Savona ricorda, nel documento scaricabile sul sito della Consob stessa che di rado i servizi proposti sono davvero gratuiti.
Insomma: “Se su internet trovi qualcosa gratis, molto spesso il prodotto sei tu”.
La Borsa non è e non può diventare una slot machine.
Per contrastare la “gamification” dei mercati e del mondo della finanza è urgente una maggiore trasparenza informativa a tutela dei risparmiatori da parte delle autorità e degli organi preposti alla vigilanza, ma è FONDAMENTALE la volontà da parte degli investitori stessi di voler acquisire almeno le nozioni finanziarie di base e un minimo di consapevolezza (che sono molto più semplici di quanto non sembri e assolutamente alla portata di tutti).
Così da porre un argine anche al rischio molto diffuso di conflitti d’interesse, e ai costi troppo alti per i servizi che si ricevono.