02/12/2024
Da Il Sole 24 Ore 1 dicembre
Non è quello che pensiamo noi ma quello che pensa Bon Homan, responsabile degli investimenti su scala globale di ING, che non sembra certo spaventato dal peso che hanno assunto le magnifiche 7 a Wall Street e di riflesso anche dagli indici azionari mondiali.
La sua visione è infatti ancora positiva nei confronti dei titoli tecnologici, che restano quindi sovrappesati nei portafogli di investimenti del gruppo olandese.
E questo si differenzia in parte dalla strategia di molti altri gestori, che guardano invece il settore con sospetto dopo gli exploit borsistici da tempo sotto gli occhi di tutti.
Homan non nega certo la concentrazione ma fa notare come “anche gli utili sono concentrati soprattutto tra quelle società”.
“Le valutazioni dei titoli possono essere anche particolarmente elevate, ma devono pur tenere conto di questa dinamica”.
Considerando la star indiscussa NVIDIA, il rapporto fra prezzo e utile (price earning) viaggia intorno a 35, quasi il doppio rispetto a quello delle azioni a livello globale che si colloca a 18.
“Ma si prevede che i suoi profitti possano quadruplicare nel giro dei prossimi tre/quattro anni” – fa notare Homan – e se il valore di mercato dovesse rimanere quello attuale ci troveremo di fronte a un price earning inferiore a 10 che renderebbe questo titolo il più economico in circolazione.
Questo ragionamento vale evidentemente soltanto nel caso in cui le big tech tengano il passo tracciato da previsioni del genere.
Su questo ING appare piuttosto fiduciosa, perché (dicono) l’intelligenza artificiale non è una montatura, ma un fenomeno reale in grado di moltiplicare gli utili non soltanto per chi produce chip (NVIDIA), ma anche di altre società tech come Apple, Microsoft e Amazon o dei servizi per la comunicazione come Meta (es. Facebook) e Alphabet (es. Google).
Noi non abbiamo i mezzi per fare previsioni sui mercati, non ci interessa e non è nemmeno il nostro mestiere.
Non possiamo però dimenticarci che argomentazioni molto simili a queste le abbiamo già sentite prima dello scoppio della bolla tech dell’anno 2000.
QUINDI?
Quindi ancora una volta e per sempre:
E ALLORA?
E allora ancora una volta come sempre: NON SONO QUESTI GLI ARGOMENTI per decidere se investire, nel caso non si fosse investiti, o per decidere se disinvestire, nel caso si fosse investiti.
È fondamentale (questo è quello che facciamo) avere un piano di investimento costruito sulla consapevolezza, sulla conoscenza delle dinamiche dei mercati, sul corretto orizzonte temporale e soprattutto su una precisa e predefinita disciplina del proprio comportamento.